C’è qualcosa di magnetico nelle serie ravvicinate: ti sembra di rivedere lo stesso film, ma con un colpo di scena diverso ogni volta. In una settimana, Denver Nuggets e Washington Wizards si sono già incrociati due volte, e la sensazione è chiara, ogni partita ha avuto una svolta precisa, un volto da copertina e un dettaglio che fa venire voglia di accendere la terza sfida.
Due vittorie, due eroi diversi
A colpirmi è il cambio di protagonista, come se Denver avesse un interruttore pronto per accendersi in mani sempre nuove. Prima Jamal Murray con una serata da fuoco, poi Peyton Watson con il suo record personale.
| Data | Campo | Risultato | Top scorer Denver | Nota chiave |
|---|---|---|---|---|
| 17 gennaio 2026 | Denver | 121-115 | Murray 42 | Finale deciso dai colpi di Murray, Gordon 10 assist |
| 22 gennaio 2026 | Washington | 107-97 | Watson 35 | Nuggets in emergenza, ma più forti nei quarti 3 e 4 |
17 gennaio: equilibrio totale, poi la spallata nel finale
Quella del 17 gennaio è stata una partita da elastico, avanti uno, avanti l’altro, con quei pareggi che sembrano dire “ok, ora si fa sul serio”. Il tabellone ha raccontato bene l’andamento: 53-53 nel secondo quarto, poi addirittura 102-102 nel quarto periodo. A quel punto, la differenza non l’ha fatta un singolo schema, ma la combinazione di due cose semplicissime e devastanti:
- Murray in ritmo (15/24 dal campo, 3/6 da tre), capace di trovare sempre una soluzione pulita quando l’attacco si fermava.
- Aaron Gordon regista aggiunto, con 10 assist che hanno tenuto in movimento la difesa dei Wizards e acceso i tagli.
Il momento chiave, quello che resta in testa, è quando Washington si è riavvicinata fino a 98-97 nel quarto periodo. Lì, molti match girano per inerzia o per nervi. Denver invece ha fatto la scelta più “adulta” possibile: palla nelle mani giuste, letture rapide, e Murray che a quel punto aveva già messo 30 punti come se fosse la cosa più naturale del mondo. Da lì in poi, la partita ha preso la direzione che conosciamo.
22 gennaio: short-handed, eppure dominante nei minuti pesanti
Tre giorni dopo, cambia il palcoscenico e cambia anche la trama. A Washington, i Nuggets arrivano short-handed (in pratica con rotazioni ridotte), ma non si scompongono. Anzi, danno l’impressione di crescere con il passare dei minuti, come una squadra che sa esattamente dove vuole andare.
La svolta qui sta nei parziali dei quarti finali:
- Terzo quarto 33-29, dove Denver mette pressione costante e alza il volume offensivo.
- Quarto quarto 26-22, che chiude ogni tentativo di rientro con canestri pesanti e difesa più attenta.
E poi c’è lui, Peyton Watson, che piazza 35 punti, record in carriera. La sua partita è stata un messaggio: non serve essere la prima opzione “sulla carta” per diventarlo “sul parquet”. Quando uno entra in quella zona in cui ogni tiro sembra avere un perché, il resto della squadra lo segue, e Denver lo ha fatto con convinzione.
E Jokic? Il dato più interessante è proprio quello che manca
Qui arriva la curiosità più grande verso la rivincita: nelle fonti disponibili non compaiono statistiche specifiche su Nikola Jokic per queste due gare. Può voler dire diverse cose, dai minuti ridotti alla semplice assenza, oppure un focus mediatico concentrato su altri protagonisti.
In ogni caso, l’assenza di numeri diventa un indizio narrativo: se Jokic torna centrale nella terza sfida, cambia tutto il modo in cui Denver costruisce vantaggi, perché con lui l’attacco respira, la palla si muove e le letture diventano più rapide, nel pieno stile NBA.
23 gennaio: terza sfida in sette giorni, e la tensione sale
Il prossimo appuntamento è già qui: Wizards-Nuggets il 23 gennaio 2026 all’01:00 (ora italiana), al Capital One Arena. Terza partita ravvicinata significa una cosa sola, aggiustamenti. Ecco cosa tenere d’occhio:
- Energia e profondità: Denver ha già dimostrato di saper reggere anche in emergenza.
- Chi sarà il volto della notte: dopo Murray e Watson, l’incognita è affascinante.
- Gestione dei finali: la gara del 17 gennaio ha mostrato quanto conti restare lucidi negli ultimi possessi.
La domanda implicita, alla fine, trova risposta: la “svolta” non è stata un episodio isolato, ma un pattern. Denver ha vinto due volte cambiando protagonista e alzando il livello nei minuti chiave. Ora resta da vedere se la terza partita porterà un nuovo eroe, o se la scena tornerà naturalmente a Jokic, proprio quando i Nuggets cercano l’ennesima conferma lontano da casa.



